giovedì 15 settembre 2011

Con l'inquinamento memoria in pericolo e rischio depressione


Non nuoce solo a cuore e polmoni: l'inquinamento fa male anche al cervello, e può essere responsabile dello sviluppo di depressione, deficit di apprendimento e problemi di memoria. A sostenerlo è uno studio pubblicato su Molecular Psychiatry dai ricercatori della Ohio State University, negli Usa, da cui emerge che le polveri sottili potrebbero causare, a lungo termine, cambiamenti reali nella struttura cerebrale.

Gli studiosi guidati da Laura Fonken hanno sottoposto un gruppo di topi ad aria inquinata da polveri prodotte da automobili e macchine industriali per sei ore al giorno, cinque giorni alla settimana, per 10 mesi. Quantitativi paragonabili, spiegano i ricercatori, a quelli a cui sono esposti gli uomini che vivono o lavorano in aree urbane inquinate, spiegano i ricercatori.

Hanno poi confrontato i loro comportamenti con quelli dei topi del gruppo di controllo che, per lo stesso periodo di tempo, erano stati esposti ad aria pulita: ed è emerso che i topolini che avevano respirato gas inquinanti mostravano tendenzialmente comportamenti più ansiosi e depressivi e peggiori livelli di apprendimento e di memoria (messi in un labirinto mostravano più difficoltà a ritrovare la via d'uscita che era stata loro precedentemente insegnata) rispetto ai loro «colleghi» che avevano respirato aria «buona».

I ricercatori hanno quindi osservato che nei topi «inquinati» l'ippocampo - l'area del cervello associata ad apprendimento, memoria e depressione - presentava dendriti (le fibre che si ramificano a partire dal neurone) e spine dendritiche (responsabili della trasmissione dei segnali nervosi da un neurone all'altro) più corti e, in generale, una conformazione delle cellule nervose di minore complessità.