sabato 13 agosto 2011

Al via i giochi su GooglePlus per sfidare Facebook: arriveranno Angry Birds, poker e sudoku


I volatili kamikaze lanciati con una fionda nel gioco Angry Birds e altri quindici videogame saranno tra i primi a diventare accessibili nel social network GooglePlus. È un lancio atteso da tempo, fin da quando l'anno scorso sono trapelate le prime voci di una rete sociale su internet progettata da Google.
Gli utenti vedranno apparire una quinta icona accanto al simbolo delle cerchie sociali: è la porta di ingresso per la pagina dedicata alle attività ludiche, aperta da ieri in modo graduale agli iscritti nel mondo.

La corsa di GooglePlus è partita a fine luglio: l'iscrizione è consentita soltanto su invito di chi già ne fa parte, attraverso un messaggio email. Eppure secondo le stime di ComScore ha raggiunto in un mese 25 milioni di visitatori unici: gli italiani non sono tra le prime dieci nazioni a frequentare il social network. In quattro settimane, però, ha superato i risultati di Facebook e twitter al momento del loro lancio, ma entrambi al debutto non avevano la visibilità di Google, una piattaforma globale che ha il cuore nel suo motore di ricerca e richiama un miliardo di visitatori. Presto, comunque, l'accesso alla rete sociale online sarà aperto al pubblico anche senza invito.
Sono le due le principali differenze con Facebook. Gli utenti di GooglePlus potranno partecipare ai giochi da un'area separata: in questo modo non riceveranno sulla loro bacheca segnalazioni indesiderate dai loro contatti online impegnati a raccogliere punti nelle sfide online. Inoltre, il social network di Google trattiene il 5% sulle transazioni economiche, come l'acquisto di "beni digitali" da utilizzare nei videogame: il 95% andrà agli sviluppatori software che hanno inventato i giochi. È un'iniziativa promozionale per incoraggiare la crescita dell'ecosistema, dove saranno presto disponibili il poker di Zynga e il sudoku. In seguito sarà annunciata la quota definitiva applicata nella rete sociale su internet. Al momento, però, Apple e Facebook chiedono il 30% sugli acquisti all'interno delle loro applicazioni.